Nottingham Guardian - Morti improvvise negli atleti, casi in calo dopo nuovi criteri diagnostici

Morti improvvise negli atleti, casi in calo dopo nuovi criteri diagnostici
Morti improvvise negli atleti, casi in calo dopo nuovi criteri diagnostici

Morti improvvise negli atleti, casi in calo dopo nuovi criteri diagnostici

Lo studio dell'Università di Padova sulla cardiomiopatia aritmogena

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Dopo l'introduzione nel 2010 dei criteri diagnostici aggiornati per la cardiomiopatia aritmogena (Acm), il numero di atleti agonisti vittime di morte improvvisa causata da Acm si è ridotto, passando da 0,43 a 0,14 casi ogni 100mila persone all'anno. Anche l'incidenza complessiva di morte improvvisa da ogni causa negli atleti si è ridotta nello stesso periodo, passando da 1,41 a 0,64 casi ogni 100.000 persone/anno. In particolare, nella casistica degli atleti veneti deceduti improvvisamente, la quota attribuibile alla cardiomiopatia aritmogena è scesa dal 31% al 22% tra i due periodi. E' questo il risultato dello studio pubblicato sulla rivista Circulation: Arrhythmia and Electrophysiology e condotto dal gruppo di ricerca dell'Unità di Patologia Cardiovascolare dell'Azienda Ospedaliera Università di Padova, che ha analizzato quattro decadi di dati (1985-2024) raccolti attraverso il Registro regionale della morte improvvisa giovanile. Il registro, unico in Italia per continuità e rigore diagnostico autoptico, è attivo da quasi quarant'anni nella Regione Veneto e offre oggi uno sguardo unico sull'evoluzione della morte cardiaca improvvisa (Mci) negli atleti agonisti causata dalla cardiomiopatia aritmogena. "Il dato forse più rilevante che emerge dal nostro dello studio riguarda la trasformazione del profilo della malattia", dice Monica De Gaspari, del Dipartimento di scienze cardio toraco vascolari e sanità pubblica dell'Università di Padova. "Se fino agli anni Novanta infatti la cardiomiopatia aritmogena si presentava quasi sempre nella sua forma classica a carico del ventricolo destro o di entrambi i ventricoli, negli ultimi anni si osserva uno spostamento verso la variante a prevalente o esclusivo coinvolgimento del ventricolo sinistro, cresciuta dal 4,2% al 9,1% dei casi totali di morte improvvisa da Acm tra il periodo precedente e quello successivo al 2010".

A.C.Netterville--NG