Nottingham Guardian - Un progetto dell'Istituto Rizzoli per curare la monoartrite infiammatoria

Un progetto dell'Istituto Rizzoli per curare la monoartrite infiammatoria

Un progetto dell'Istituto Rizzoli per curare la monoartrite infiammatoria

Embolizzazione transarteriosa presentata a Praga

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Le artriti croniche sono patologie muscoloscheletriche che provocano spesso dolori costanti fino a risultare invalidanti. Interessano circa il 2,5% della popolazione generale, in Italia circa un milione e mezzo di persone, e sono solitamente trattate con terapie infiltrative o con terapie immunosoppressive, qualora le infiltrazioni non risultino efficaci. Con il progetto Adventure (Advancing discoveries in vascular embolization for new treatments in rheumatology) i ricercatori dell'Irccs Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna avviano lo studio di una tecnica che prevede un trattamento localizzato e preciso: l'embolizzazione transarteriosa (Tae), presentata al congresso mondiale su osteoporosi e osteoartrite, tenutosi a Praga in aprile. La Tae parte da un principio relativamente semplice: quando un'articolazione è infiammata, aumentano anche i piccoli vasi sanguigni che portano nell'area cellule e nutrienti responsabili del mantenimento dell'infiammazione. Attraverso una piccola incisione sulla pelle vengono introdotti nei vasi arteriosi sottilissimi tubicini, chiamati microcateteri, e guidati fino alla zona da trattare. Una volta raggiunta l'articolazione infiammata, vengono quindi rilasciate microparticelle che occludono temporaneamente e in modo mirato il flusso di sangue verso l'area infiammata, 'togliendo carburante' al processo infiammatorio. Si tratta di uno studio clinico randomizzato volto a raccogliere dati per valutare l'efficacia e la sicurezza della Tae nel trattamento della monoartrite infiammatoria resistente alle terapie convenzionali. "Confidiamo la Tae rappresenti un cambio di paradigma nella gestione delle artriti localizzate — dice il professor Francesco Ursini, co-coordinatore scientifico del progetto. — Con questa metodica l'obiettivo è offrire ai pazienti un approccio anatomicamente mirato, in linea con i principi della medicina di precisione, senza le problematiche legate all'immunosoppressione sistemica".

A.C.Netterville--NG